CRASH, fine della storia…

NextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnail
crash10
crash11
crash12
crash13
crash2
crash3
crash4
crash5
crash6
crash7
crash8
crash9

Il XX secolo ha visto sbocciare e maturare un grande amore, quello tra l’uomo e la macchina… anzi, la quinttessenza della macchina: l’automobile.

Nel corso di un secolo l’auto è diventata una sorta di seconda casa dell’uomo, lo status symbol per eccellenza di benessere economico e prestigio sociale… L’auto si è trasformata in richiamo erotico, surrogato di felicità terrena, è diventata sinonimo di potenza, velocità, dinamismo.

L’auto, oggetto di culto, di venerazione e di desiderio, ha proiettato l’uomo verso le sue “magnifiche sorti progressive”, delle quali non si intavvede ancora la fine…
O meglio… la loro fine si vede a volte fin troppo bene: disintegrate contro muri o pali della luce, incuneate in fossi e gard-rail, affogate in canali o paludi, bruciate, schiantate, accartocciate…

E improvvisamente una nuova bellezza emerge dalle lamiere contorte, un inaspettato fulgore scintilla dalle cromie metallizzate, un’imprevista poesia sembra risuonare nel cigolio protratto di una ruota che gira a vuoto, che ci ricorda la fragilità delle cose e la vanità del tutto…

Anche la fine di una storia fa parte della storia… ed è ciò che io vi racconto in questi quadri.


crash

Salva

Impronte del tempo

Cortina d’Ampezzo, Libreria Sovilla, esposizione permanente

Olii, smalti e disegni di Gerardo Lunatici ]I fossili, in quanto forme organiche impresse nella sostanza minerale, suscitano una forte reazione emotiva, in virtù del loro straordinario effetto plastico, capace di andare ben al di là del loro, pur alto, valore scientifico. Anche per questo motivo esercitano un grande fascino su un vasto pubblico, composto di collezionisti e appassionati di tutte le età.

NextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnailNextGen ScrollGallery thumbnail

Ma quali sono i segreti di questo successo così diffuso e trasversale?

Innanzitutto il valore del tempo.

Queste forme di vita, infatti, grazie a circostanze casuali ed eccezionali, sono state fissate per l’eternità nell’attimo della loro morte, trasformate in impronte incancellabili della vita.
Il tempo, che solitamente tutto trasforma (o distrugge), qui si è fermato, si è “pietrificato”, cogliendo inesorabilmente l’ultimo guizzo di vita, l’ultimo respiro, che sembra ancora vibrare nella materia.

I fossili, in questo modo, hanno dunque sconfitto il tempo e, conseguentemente, la morte.

Il loro secondo motivo di fascino rimanda alle loro caratteriche plastiche e figurative.

I fossili sono già in sé opere d’arte, capolavori di scultura, pittura e grafica, realizzate da quel sommo artista che è la natura. Così nei fossili si fondono e compenetrano l’arte e la natura, in una rara sintesi di caso e necessità che diventano “forma”.

Ma questo è esattamente ciò che avviene in ogni processo creativo.
Per me, dunque, dipingere questo soggetto è stato un po’ come ripercorrere il cammino che ha portato la natura stessa alla creazione dei fossili…

In primo luogo la stesura della materia e delle polveri; poi il gesto, a far vibrare le forme disponendole come in una danza; infine il colore, a riaccenderne la vita e infondervi il respiro, in una sorta di processo alchemico che trasforma l’informe in ordine, il caos in poesia.