I mostri dell’Inferno

Un aspetto divertente, ma non facile da realizzare, di questa mia trasposizione dell’Inferno dantesco nel mondo contemporaneo, è stato sicuramente quello relativo ai mostri dell’aldilà. Nei primi 5 canti compaiono 2 creature mostruose, “diverse“, come dice il Poeta: Caronte, il traghettatore delle anime dannate,  e Minosse, il giudice infernale incaricato di assegnare alle anime le pene corrispondenti alle loro colpe.

Sono stati da me trasformati in questo modo:

Caronte è il bigliettaio-controllore della stazione della metropolitana di Acheron, quartiere malfamato di Florence city… E’ un vecchio terribile che spinge nelle carrozze le povere anime dei pendolari e con una paletta colpisce i ritardatari, insultandoli pesantemente

Minosse è il presentatore-giudice di un talent show… Ascolta le esibizioni dei poveri malcapitati, avvolge intorno a loro il filo del microfono e li sprofonda giù per una botola che si apre ai loro piedi dopo ogni esibizione (come in una nota trasmissione televisiva).

Nei canti successivi Dan incontra altri mostri. Ve ne anticipo due:

Cerbero, il mostro a tre teste, si è trasformato in un gruppo di tre vigilantes, sporchi e barbuti, che minacciano e insultano i golosi avventori di un fast-food… Virgil ne placa l’ira gettando nelle loro fauci affamate una manciata di patatine fritte prese da un tavolo

Pluto è il portiere del casinò dove si trovano gli avari e i prodighi… E’ elegante, nel suo doppiopetto blu, la camicia a righe e la cravatta a pallini, ma ha la faccia di un lupo famelico, di un licantropo, pronto ad azzannare la preda.

Forse sono meno mostruosi degli originali e fanno sicuramente meno paura, ma non sono meno inquietanti. Prendere palettate sulla schiena nella ressa di una stazione metropolitana, o farsi insultare da un vigilante mentre si è in fila in un fast food per consumare il proprio cheese-burger, mentre piove che Dio la manda, be’, non deve essere piacevole…