IL RITRATTO COME GENERE

Il ritratto è un genere un po’ in disuso. Nel passato solo re e aristocratici erano degni di riprodurre la propria effige, con lo scopo di celebrare i fasti del potere.


In epoca moderna la borghesia ha voluto sancire il suo approdo ai vertici della società: non fasto e dignità, ma valori borghesi, serietà, rigore, rispettabilità.

Poi è arrivata la psicologia… tutti sono portatori, più o meno sani, di un Io, e il ritratto è diventato l’espressione del narcisismo di massa…

Ritratto di Pier Paolo Pasolini


ARTE, PRINCIPIO E FINE

C’è una frase di Picasso che mi piace molto: “Tutto l’interesse dell’arte è nel principio.

Dopo il principio, è già la fine.” Il momento più magico in effetti è quello in cui il pittore si mette al cavalletto, come Dio l’attimo prima della Creazione…il resto è lavoro. Quando il quadro poi è finito, a me personalmente non interessa più, se non per la sua futura collocazione…


Tra gli storici dell’arte, ho sempre apprezzato la serietà e la competenza di Federico Zeri di cui ricordo questa affermazione, sempre attuale: “Il progetto culturale che conta non è quello di aprire i musei di notte, ma quello di dare alla gente il modo di capire ciò che è esposto.” L’espressione progetto culturale un po’ mi inquieta, ma mi chiedo anche: qual è oggi il progetto culturale?

Sarebbe bello se questo rispondesse all’esigenza di diffondere l’arte, non per i suoi valori estetici ma per quelli etici, nel senso in cui li intende Nicola Abbagnano, filosofo esistenzialista italiano: “Chi intende l’arte, non è un artista mancato o potenziale, ma solo un uomo che si sente solidale con l’altro uomo nel comune sforzo, pieno di rischio e di fascino, di liberazione e di riscatto.”


LA LOTTA PER L’ARTE

Dipingere è una lotta, una piccola lotta con la materia. A volte lotta greco-romana: dura, faticosa, lenta, sudata… A volte karatè: una mossa e l’avversario è al tappeto. Spesso è un combattimento di boxe: un sacco di clinch, verdetto di parità e uno spettacolo noioso…

Se c’è una cosa che non mi interessa, quella sono io, cioè il mio Io, il mio mondo interiore. Se c’è una cosa che non desidero fare con la pittura è proprio esprimermi, diffondere nel mondo gli schizzi di quella fanghiglia informe e incoerente che è il mio Io. Inevitabilmente questo viene fuori, qualsiasi argomento si possa affrontare.

Il linguaggio è come la tua impronta digitale, ti possiede più di quanto tu non possieda lui. E ti tradisce per quello che sei, inevitabilmente, appunto. Anzi, credo paradossalmente che ognuno parli di sé quando parla non del suo Io, ma quando parla di qualcos’altro. “Esprimersi” è illusorio, in realtà per parlare di sé, bisogna parlare di Altro. Estraniarsi.

La pittura non è per me l’espressione dei miei stati d’animo, delle mie emozioni o dei miei pensieri. Con la pittura io esco da me per essere Altro.


L’IMMAGINE PITTORICA

L’immagine pittorica è il risultato di un procedimento di tipo tecnico: l’arte contemporanea ha spostato la sua attenzione sul processo creativo, sugli elementi costitutivi che la realizzano, materia, segno, azione, concetto, molto più che sul risultato, cioè l’immagine o la visione.


Ultimamente ci sono segnali incoraggianti di un rinnovato interesse per la pittura figurativa, in cui l’immagine è più importante del procedimento usato per ottenerla. Questa nuova figurazione risulta arricchita da tutte le sperimentazioni e le riflessioni relative al procedimento, più consapevole degli strumenti operativi necessari alla realizzazione delle immagini.

E’ come se si fosse smontato un motore, per vedere come è fatto, quali sono gli elementi che lo compongono e come interagiscono tra di loro, e ora lo si sia rimontato, perché l’importante non è sapere come funziona il motore… ma viaggiare!

La pittura non serve a spiegare cosa è il dipingere, ma per avere visioni. L’arte non può più essere autoreferenziale (l’arte che riflette se stessa, che si pone il quesito di cosa sia l’arte, di come sia possibile l’agire artistico, di quale sia il suo linguaggio, insomma una meta-arte), ma deve ricominciare a esplorare altri universi, simbolici, emotivi, deve ampliare il senso della vista, e tutti gli altri sensi, e deve portare fuori di sé, deve essere, appunto, estasi.


FIGURATIVO O NON FIGURATIVO?

Materico, segnico, visual, concettuale, performance, action… Ma non c’è già tutto questo in un quadro, anche figurativo?

Dipingere è creare un’immagine o elaborarla o estrapolarla o contestualizzarla o mortificarla o trasformarla…

Insomma è un lavoro che ha a che fare con l’attività della visione. Dipingere è avere visioni, in cui altri possano riconoscersi, è dare corpo ad immagini che altri possono vedere. L’immaginario, da processo astratto, si fa visione realizzata.

La pittura astratta non realizza fino in fondo questo processo, perché si ferma al procedimento, è un atto che non si fa sostanza.

La libertà richiede disciplina, non è capriccio o arbitrio. Se non capisco qual è il verso di un quadro, rinuncio a ricercarne il senso…


ANCORA SULL’ARTE!

L’Arte si manifesta, come una teofania, nei templi ad essa destinati: Biennale, Kassel, Basilea, ecc. Le arti, più modestamente, sono visibili nelle raccolte di qualche collezionista, nei musei locali, nelle manifestazioni fieristiche o festivaliere.

La pittura è reperibile ormai solo dai corniciai, in qualche bar chic, nei ristoranti alla moda. I galleristi sono diventati commercianti, a metà strada tra i filosofi e i piazzisti: i massimi sistemi a prezzo scontato, l’altezza dello spirito per tutte le tasche… L’alto e il basso si scambiano favori per guadagnare entrambi.

Ma tutti ci perdono.


ARTE E FILOSOFIA

L’arte e la filosofia, nel Novecento, si sono prese a braccetto e si sono sostenute a vicenda.
L’arte si è potuta considerare tale solo se teorizzata, o inserita all’interno di un discorso culturale più ampio.

La morte delle arti (con la a minuscola), cioè pittura, scultura e grafica, è stato il prezzo da pagare per la sopravvivenza dell’Arte (con la A maiuscola). L’Arte ha ucciso le arti. Complice di questo delitto è stata la Critica, sorella minore della Filosofia.

Le maiuscole qui sono tutte d’obbligo. La pittura, la scultura, il disegno hanno ceduto il passo all’Arte. Malevic è ancora pittore, ma dopo di lui si può essere solo…artisti!