Lunatici è un artista di origine toscane.

E’ nato a Castelfiorentino in provincia di Firenze nel 1961, ma si è trasferito con la famiglia a Parma nel 1966.
Fin da bambino comincia a disegnare, realizzando fumetti e ritratti. A 10 anni vince un concorso indetto dalla Disney.
Dopo il liceo, Lunatici si iscrive alla facoltà di Filosofia a Bologna dove si laurea con una tesi sulla concezione dell’arte in Platone; nel frattempo continua a disegnare (soprattutto ritratti, realizzati nelle sale d’attesa della stazione ferroviaria di Parma agli ignari viaggiatori).

Inizia a dipingere e frequenta gallerie e musei in Italia e all’estero.
Dopo il servizio militare a Verona, si laurea in storia dell’arte a Parma con una tesi sul cinema di Tarkovskij.
Comincia a lavorare nella scuola, insegnando Italiano e Storia nelle scuole superiori. Attualmente insegna nel liceo delle Scienze umane “Sanvitale” di Parma.
Negli stessi anni in cui inizia la professione di docente, comincia anche ad esporre le sue opere.
La prima mostra è del 1987, presso un circolo privato: qui Lunatici espone olii e disegni che suscitano viva curiosità nel pubblico, che avrà modo nel corso degli anni successivi di conoscere e apprezzare questo nuovo artista, ormai “parmigiano” a tutti gli effetti. Nel 1988 espone alle Galleria delle Colonne sempre a Parma una serie di nuovi lavori, grandi e colorate “foreste”.

Da questo momento la sua attività si intensifica anche come illustratore e partecipa a numerose rassegne di disegno, in Italia e all’estero.Nel 1993 si sposa con Natalia Robusti, scrittrice e Communication Specialist. Sempre in quell’anno inizia la sua collaborazione con la “Gazzetta di Parma”, che dura 15 anni fino al 2008 e per la quale realizza più di 600 ritratti di scrittori, poeti, artisti e scienziati, molti dei quali pubblicati nella pagina culturale.
Dal 2000 inizia anche una parallela attività di conferenziere di storia dell’arte e avvia dei corsi di disegno che riscuotono grande successo. Sono anni intensi, di mostre personali e collettive: a Parma, a Villa Soragna di Collecchio, allo Spazio Scorcola di Trieste, due volte presso ExAnte a Roma, a Palazzolo sul Senio (FI), nel chiostro di San Paolo a Ferrara, nelle sale del Palazzo Ducale di Colorno, e nel 2010 a Bologna, con una grande mostra dedicata al mondo dei fossili.

Molti gli intellettuali e i critici che hanno parlato del suo lavoro, a cominciare da Raffaello De Grada, il decano dei critici d’arte italiani, che ha segnalato Lunatici come uno dei pittori “emergenti” più interessanti del panorama artistico italiano.
Altri critici che hanno scritto di lui: Gianni Cavazzini, Silvia Provinciali, Enrico Bizzarri, Mario Cattafesta, Mariagrazia Villa, e scrittori come Guido Conti, Davide Barilli e Natalia Robusti.

Animali, fossili, ritratti e corpi continuano a essere i temi della sua pittura, che pur rimanendo figurativa, risente del linguaggio dell’arte contemporanea, nel segno rapido di una gestualità nervosa, nell’uso non scontato del colore, carico e vibrante, nell’utilizzo di una materia sempre mossa e dai forti richiami tattili.
Insomma, la pittura di Lunatici non perde di vista la grande tradizione formale italiana ed europea, ma tende ad un linguaggio sempre originale, intenso, poetico, che fa del dipingere un atto conoscenza del mondo esteriore, ma anche di sublimazione delle interiori forze oscure dell’uomo e della natura.

Biografia semiseria

Gerardo Lunatici (1961), toscano di nascita, parmigiano d’adozione, è pittore e illustratore, insomma, secondo le tradizionali categorie della cultura, è un artista…

Definirsi artista, di questi tempi, suona un po’ ridicolo, a volte anche un po’ patetico… Ormai è’ diventato un titolo che non si nega a nessuno. Tutti, a modo loro, sono, o si sentono, artisti! Non so se Lunatici sia un artista o meno, considerati anche i parametri attuali che, nel mondo dell’arte contemporanea, definiscono colui che è artista, o il cui lavoro può essere definito come arte (magari con la A maiuscola). Una cosa però penso che si possa dire, e cioè che Lunatici è un pittore, e prima ancora un disegnatore, di un certo talento. La domanda che sorge spontanea a questo punto è se la pittura sia ancora da considerarsi arte, o meglio… Arte.

Ma non credo che la risposta interessi Lunatici che, più ironicamente, definisce la sua attività di pittore e disegnatore come una malattia. E allora stiamo al gioco e proviamo a redigere una breve biografia del nostro artista, pardon, malato, come se fosse un referto medico…

Gerardo Lunatici, per gli amici (non molti, in verità – ma, si sa, gli infermi sono tipi solitari, un po’ per scelta un po’ per necessità…), per gli amici, dicevo, è solo Gerri, è nato in Toscana. Dall’età di 6 anni vive a Parma, città che lo ha generosamente adottato. A 8 anni, copiando i fumetti della Disney, ha contratto il morbo, che già si aggirava in quella casa dove trovavano ospitalità pittori, poeti e altra gente stravagante. Il nostro bambino si è così gravemente ammalato di… disegno, e a 14 anni ha contratto una variante del morbo ancora più grave, ammalandosi di pittura (favorita dallo sciagurato dono del padre di una cassetta di colori… si sa, le colpe dei padri ricadono sempre sui figli, come la tragedia greca insegna!). Da allora, nonostante le dispendiose cure (gli studi classici, le lauree in Filosofia e Storia dell’Arte – quest’ultima una specie di terapia omeopatica…) e i ripetuti tentativi di vaccinazione (come un impegnativo lavoro di insegnante in un liceo che dovrebbe stroncare le velleità del più romantico sognatore), non è più guarito; anzi, forse ha visto col tempo aggravarsi la sua malattia, che si è così cronicizzata. Malattia strana questa, che prevede come cura l’esercizio, appunto, del disegno e della pittura. Malattia poi che si manifesta anche in forme pubbliche attraverso mostre personali (a Parma, Collecchio, Trieste, Firenze, Ferrara, Bologna, Cortina) e collettive con altri malati (alcuni immaginari) della stessa patologia (a Collecchio, Laveno Monbello, Sarajevo, Parma ecc.). Anche il giornale locale, la Gazzetta di Parma, ha dato voce alle sue sfogazioni per 15 anni (dal 1993 al 2008), contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti del morbo. La famiglia, a volte irritata, a volte complice, più spesso indifferente alle sorti ormai segnate dell’infermo e comunque rassegnata, convive con la malattia del caro congiunto, che involontariamente ha inoltre contagiato un po’ tutti; così facendo ha acuito il suo senso di colpa per non essere sano e cazzone come gli altri. Eh sì, perché questo è lo stato d’animo permanente del Lunatici: da una parte non poter fare a meno di riempire fogli e tele di immagini, come fosse spinto ogni volta da un demone, da una necessità, da un’urgenza che gli rende secondaria ogni altra cosa; ma dall’altra di rammaricarsi e pentirsi di passare la vita, forse a sprecare il suo tempo, a riempire fogli e tele di immagini. Come Petrarca, che non voleva perdere la sua vita dietro a Laura, (che tra le altre cose mai gliel’ha data) e nello stesso tempo non ne poteva fare a meno!

Ditemi voi se questo non è un destino quanto mai commiserevole!

Salva